Nato a Sermoneta, Fabritio Caroso (1526-post 1605) contribuisce egregiamente ad arricchire il patrimonio tramandatosi in oltre un secolo di trattatistica sull'arte della danza. Percorrendo dal 1554 tutti i gradi di un brillante iter professionale (ballerino, teorico e "inventore di scene", maestro di danza, strumentista, compositore), Caroso affida alle proprie opere (Il Ballarino del 1581 e Nobiltà di dame del 1600) la chiave più appropriata per l'interpretazione del "bel danzar che con virtù s'acquista"). Oggetto di studi storico-archivistici e musicologici, l'indagine sulla figura e sull'opera di Caroso, già ampiamente valorizzate dagli ambienti artistici coevi (le corti rinascimentali ove egli fu richiesto e apprezzato protagonista), consente di cogliere quella specifica valenza concettuale che individua nel ballo una connotazione più astratta (o 'cortese') che pantomimico-figurativa e che tende decisamente ad escludere qualsiasi connessione con eventuali tipologie di tradizione popolare. Raffinato e competente teorico, oltre che artista direttamente impegnato nella pratica del ballo, Caroso esalta la qualifica e la funzione del cortigiano altamente preparato (nell'educazione, nella cultura, nel 'nobil vivere') e rafforza quella matrice fortemente aristicratica ('da sala') da gustare con pieno dominio dei precetti teorici e ai fini di una corretta quanto esemplare esecuzione. Forse proprio valutando tale dimensione, Tasso (che quasi certamente conobbe Caroso a Ferrara) volle dedicargli un sonetto, databile tra il 1586 e il 1590, che costituisce la testimonianza più vicina ai tempi e all'attività dell'insigne coreografo.



